Santa Sofia

Noi siamo con Santa Sofia, perché non solo le persone ma anche i simboli ed i luoghi sacri possono diventare vittime di decisioni ispirate da ragioni di potere. A Istanbul, l’antica Costantinopoli, la Basilica dedicata a Santa Sofia, la divina Sapienza, è stata per quasi mille anni sede del Patriarcato di Costantinopoli, con un’importanza quindi per la Cristianità d’Oriente paragonabile a quella rivestita dalla Basilica di San Pietro in Occidente. Nel 1453, a seguito della conquista ottomana, fu trasformata in moschea. Nel Novecento, con la nascita della Turchia moderna, sotto l’influsso di un’ideologia laicista, la si era sottratta al culto religioso e trasformata in museo; ma oggi, nel contesto dell’islam politico, viene nuovamente adibita a moschea. Si tratta di una decisione che non rende giustizia alla storia più lunga e originaria. Di conseguenza introduce una ferita. Anche il Presidente della Comunità Religiosa Islamica dice che Santa Sofia dovrebbe tornare ad essere chiesa cristiana. Con ciò si intende affermare che la destinazione di un luogo sacro non deve dipendere da finalità politiche e ancor meno dall’uso della forza. Il fatto che tante volte sia avvenuto non può esimere oggi dall’affermare un principio fondamentale per la convivenza tra le fedi. In quel che può apparire una forzatura politica nazionalista non è difficile vedere un danno ben più grande nelle relazioni tra le fedi e le culture.